Tutti la conoscono come "la banca del Papa" anche se propriamente una banca non è. E' lo Ior, l'Istituto per le Opere di Religione fondato nel 1942 da Pio XII, in piena seconda guerra mondiale, come conclusione di un processo che voleva portare il Vaticano ad una certa indipendenza finanziaria, considerati i tempi che correvano in quel momento in Europa. Ma lo Ior nell'immaginario, e in parte anche nella sua storia realmente vissuta in questi ottant'anni, è stato crocevia di storie, intrighi, segreti. Ora un libro ne ricostruisce la storia in base a documenti e testimonianze: "Ior. Luci ed ombre della Banca Vaticana dagli inizi a Marcinkus", a firma di Francesco Anfossi, giornalista di Famiglia Cristiana, pubblicato da Ares. Se le vicende legate all'Ambrosiano hanno riempito da sempre le pagine dei giornali meno si è scritto del fatto che, proprio grazie allo Ior, il Vaticano sostiene la Chiesa in ogni angolo del mondo, anche là dove non ci sono i mezzi o dove la fede è ancora oggetto di persecuzione. Non solo. Fu per esempio Pio XII - si narra nel libro di Anfossi - a trovare i lingotti mancanti ai 50 chili d'oro richiesti dai nazisti alla comunità ebraica romana, pena la deportazione di duecento ebrei. Altro dato di rilievo anche il fatto che uno dei conti più importanti ad un certo punto era intestato a Madre Teresa di Calcutta che ha disseminato il mondo con le sue opere caritative. Per lo storico Agostino Giovagnoli dal libro emerge "un quadro della finanza vaticana piuttosto diverso da quello abitualmente diffuso dai mass media. Anzitutto per le sue dimensioni: Anfossi riporta per esempio i numeri che fotografano l'attività dello Ior negli anni Novanta, citando l'opinione dei suoi dirigenti che lo paragonavano a una Cassa di risparmio di piccole dimensioni. I 'forzieri' della Chiesa sono generalmente sovradimensionati, perché intorno alle 'ricchezze del Papa' tendono sempre a svilupparsi molte fantasie e leggende. Sovradimensionato appare spesso anche il carattere 'criminale' di molte azioni compiute da uomini che hanno gestito le finanze della Santa Sede", è l'opinione dello storico. Le origini dello Ior sono state dunque strettamente collegate alle esigenze dell'evangelizzazione e alle urgenze della carità, particolarmente intense durante la Seconda guerra mondiale. Ma le guerre non sono finite e nuove situazioni di emergenza, seppure diverse, si creano continuamente nella storia. "Ciò spiega perché l'autonomia finanziaria della Santa Sede e una sua gestione non sempre rispondente a regole rigidamente prefissate rappresentino una necessità se si vuole che sia possibile al Papa e ai suoi collaboratori di compiere azioni straordinarie in situazioni straordinarie", sottolinea l'autore. Il libro è il frutto di una lunga indagine basata non solo su una mole di articoli e sulla vastissima bibliografia esistente sull'argomento ma anche su documenti inediti reperiti grazie alla desecretazione dell'Archivio di Stato di Parma, dove sono presenti le carte del Fondo Casaroli e da altri "fonti" reperite dall'autore (lettere, bilanci, documenti finanziari), oltre a conversazioni con economisti, consulenti, uomini della finanza, dipendenti e dirigenti dell'Istituto vaticano, tra i quali Lelio Scaletti, dirigente per un quarantennio dello Ior, Felice Martinelli, consulente della Banca d'Italia ai tempi del crack dell'Ambrosiano, l'avvocato americano del Vaticano Jeffrey Lena, difensore nel processo Alperin sul cosiddetto "Tesoro degli Ustascia", Angelo Caloia, Giovanni Bazoli e tanti altri. Infine il libro ricostruisce, attraverso le lettere inviate a Casaroli trovate nell'archivio, l'opera del cardinale di Firenze Giovanni Benelli e del cardinale di Milano Carlo Maria Martini per allontanare Marcinkus dallo Ior.
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