Dalle crociate contro i
pantaloni femminili alle indicazioni dell'abbigliamento per le
alunne delle scuole cattoliche. La Chiesa e i Pontefici si sono
occupati nel passato anche di vestiti e moda per dare delle
indicazioni morali. Un argomento che è scomparso di fatto dal
magistero della Chiesa negli ultimi cinquant'anni, cioè a
partire dal Concilio Vaticano II che in qualche modo ha segnato
un cambiamento anche per le donne. L'argomento è al centro del
libro "La moda cristiana nell'insegnamento della Chiesa", a cura
di Virginia Coda Nunziante (Edizioni Fiducia). Ma perché i Papi
si occupavano di come vestivano le donne? "Attraverso il nostro
abbigliamento esprimiamo una visione del mondo - sottolinea
l'autrice - e se è vero che l'esempio conta quanto le idee, è
anche nel modo di vestire che potremmo esprimere il nostro
cristianesimo vissuto".
Sotto la lente dunque il magistero dei Pontefici. La moda non
è demonizzata di per sé. Papa Po XII nel 1954, nel discorso al
Congresso internazionale di Maestri Sarti, infatti sottolineava:
"Se Le piante e gli animali si rivestono di meravigliosi colori,
che attirano lo sguardo e l'ammirazione, l'uomo non può forse
imitare in ciò l'Artista divino?". Ma è la morale la cifra con
la quale viene considerato l'abbigliamento. Sempre Papa Pacelli
invitava ad evitare "vesti così esigue o tali da sembrare fatte
piuttosto per porre in maggior rilievo ciò che dovrebbe velare".
Benedetto XV invece deplorava senza mezzi termini "la cecità
di tante donne di ogni età e condizione, le quali, infatuate
dall'ambizione di piacere, non vedono quanto sia stolta certa
foggia di vestire" E "neppure si vergognano di entrare così
indecentemente nelle chiese". Pio XI arrivò a paventare "la
rovina eterna" che alcune donne rischiavano con i loro abiti.
"La modestia cristiana dell'abbigliamento deve essere insegnata
con insistenza", era la sua indicazione.
Per la Chiesa il periodo nel quale l'abbigliamento ha toccato
le vette più alte è stato il Medioevo perché la vivacità delle
vesti non scadeva nella frivolezza o nella sensualità. Un
atteggiamento da evitare soprattutto negli ambienti cattolici.
Pio XI, per esempio, nel 1928 attraverso la Congregazione per i
religiosi, ammonì tutte le scuole dirette da suore a "non
ammettere quelle ragazze che non osservino, nel loro
abbigliamento, le regole della modestia e della decenza
cristiana".
Non solo Papi. Anche alcuni cardinali hanno preso carta e
penna per dire la loro sull'abbigliamento femminile. E se
Giuseppe Siri criticava nel 1960 la moda dei pantaloni perché
"la attillatura ha motivo di preoccupare" e perché "l'abito
maschile usato dalla donna altera la psicologia della donna" ed
è "lesivo della dignità materna davanti ai figli", oltre dieci
anni dopo, nel 1971, il cardinale Giovanni Colombo, avvertiva:
"Non ogni moda è compatibile con il rispetto cristiano dovuto
alla propria persona" e "non ogni abito si addice alla chiesa".
Siamo in pieno post '68 quando minigonne e short cominciavano ad
affacciarsi anche tra i banchi delle chiese.
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