Un tribunale pachistano ha respinto oggi a Peshawar, smentendo le ottimistiche previsioni della vigilia, una richiesta di libertà provvisoria per Sharbat Gula, la 'Ragazza afghana', divenuta celebre nel 1985 a 12 anni per un ritratto del suo volto e dei suoi magnetici occhi verdi, apparso su una copertina del National Geographic. L'ordinanza che dispone la sua permanenza in carcere, è però stata mitigata dall'ambasciatore afghano Omar Zakhilwal che, dopo aver chiesto l'intervento diretto del primo ministro Nawaz Sharif, è riuscito a farla ricoverare in un ospedale cittadino.
La donna, oggi quarantenne, è ritornata a far parlare di sé dopo essere stata arrestata il 26 ottobre con l'accusa di aver ottenuto illegalmente una carta di identità pachistana, in una vicenda che rischia di trasformarsi in un elemento di tensione ulteriore nelle difficili relazioni fra Kabul e Islamabad. In custodia preventiva per due settimane per ordine di un giudice, Sharbat è comparsa oggi davanti ad un tribunale speciale. Dopo aver ascoltato gli argomenti di difesa e pubblico ministero, il giudice le ha negato la libertà provvisora ritenendo plausibile un suo coinvolgimento nell'ottenimento di un documento falso dall'Anagrafe pachistana. L'avvocato difensore aveva sottolineato che la donna, madre di quattro figli, è affetta da epatite C, ed è l'unico membro della famiglia in grado di provvedere con il suo lavoro al loro mantenimento. Il legale aveva poi ricordato che Sharbat è stata arrestata mentre stava per tornare in Afghanistan. Ma gli argomenti non hanno intenerito la Corte che ha disposto la permanenza in prigione.
La reazione della diplomazia afghana non si è fatta attendere ed ha avuto effetto, tanto che in un post su Facebook, l'ambasciatore Zakhilwal ha reso noto che "affinché si possa curare è stato accettato il trasferimento di Sharbat in una stanza privata di ospedale con i famigliari". "Stiamo facendo del nostro meglio per ottenerne il rilascio il prima possibile", ha concluso l'ambasciatore, ricordando di aver lui stesso "richiesto al premier del Pakistan di intervenire e farla rimettere in libertà". Nel 1984 Steve McCurry, fotogiornalista, ritrattista e specialista dell'Asia, si imbattè per caso nel campo profughi di Nasir Bagh a Peshawar nella ragazzina, allora 12enne e fuggita dall'invasione sovietica dell'Afghanistan. Rimase impressionato dal suo sguardo e scattò la celebre foto che l'avrebbe fatta passare alla storia come la 'Monna Lisa della guerra afghana'. Oltre 17 anni dopo, nel 2002 il reporter ritornò in Pakistan per ritrovare la giovane, rimasta fino ad allora anonima. Potè rivederla, sposata e con tre figli, grazie alla collaborazione di un profugo che era a conoscenza del fatto che la donna si era trasferita a Tora Bora in Afghanistan. Dopo tre giorni di viaggio, Sharbat tornò a Nasir Bagh e McCurry potè mostrarle la foto che lei non aveva mai visto. "E' lei, ne sono certo - ebbe a dire - perchè i suoi occhi sono ancora oggi inquietanti come lo erano allora". Nacque così un nuovo scatto e un documentario, anch'essi entrati nella storia del National Geographic.
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