"I critici lo hanno sottovalutato, un'enorme ingiustizia. Sotto la sua cantabilità c'è qualcosa di inquietante, un assorto senso esistenziale, una tristezza mediterranea": Riccardo Muti ha più volte difeso la maestria compositiva di Nino Rota, ingiustamente ritenuto, soprattutto in vita, un autore "minore". E più volte Muti ne ha interpretato le musiche, anche in nome di un legame che risale ai tempi degli studi, quando Rota era direttore del Conservatorio di Bari e Muti un giovane studente. Il 20 luglio, alle 21 al Pala De André di Ravenna, e il 21, alle 20,30 al Teatro Comunale di Ferrara, Riccardo Muti dirige l'Orchestra Cherubini in un concerto che si apre proprio con pagine di Rota, interpretando sia la sua anima "cinematografica", con la Suite da Il Padrino, che quella di compositore "assoluto" con il Concerto per violoncello N. 2.
La parte solistica di quest'ultimo è affidata a uno dei più blasonati solisti della scena internazionale, Tamás Varga da oltre un quarto di secolo primo violoncello dei Wiener Philharmoniker. Il programma si completa con le suggestioni iberiche della Suite N. 2 de Il cappello a tre punte di Manuel de Falla e dell'irresistibile Boléro di Maurice Ravel. Per le musiche composte per la "saga" del Padrino di Francis Ford Coppola, Nino Rota si aggiudicò l'Oscar nel 1975, in particolare però per Il Padrino parte II. Le otto parti che compongono la Suite provengono, in ogni caso, da entrambi i film, e sono certamente più note al grande pubblico del Concerto per violoncello n. 2 che Rota compose sempre nel 1972, quale omaggio a uno strumento che amava in modo particolare. Pensati entrambi per la danza sono invece le opere che Riccardo Muti per la seconda parte del programma: El sombrero de tres picos è il frutto dell'insistenza con cui Djagilev a lungo chiese a Manuel de Falla di comporre le musiche per un balletto di ambientazione andalusa per i suoi Ballets Russes, mentre Ravel con il Boléro risponde, nel 1928, all'invito dell'amica Ida Rubinstein di comporre le musiche per un balletto di carattere ispanico, anche se in seguito il brano è diventato una delle opere più amate e più eseguite di sempre in sala da concerto.
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