''E' successo tutto all'improvviso. Ho ricevuto questa telefonata e non ho potuto far altro che accettare. E' un grandissimo piacere e un onore per me. Sono concento che tutto ciò stia accadendo a poco più di una settimana dalla vittoria del Premio Paganini''. Parla con apparente tranquillità Giuseppe Gibboni, violinista ventenne neo vincitore del prestigioso riconoscimento, che si vede catapultato sul palcoscenico di Santa Cecilia per un debutto inaspettato domani, giovedì 4 novembre, alle 19:30, nel concerto per violino e orchestra di Caikovskij diretto da Lorenzo Viotti, anche lui per la prima volta sul podio dell'Accademia Nazionale della capitale (Auditorium Parco della Musica, repliche venerdì 5 alle 20.30 e sabato 6 alle 18). Un battesimo di fuoco imprevisto determinato dal forfait per malattia della collega tedesca Veronika Eberle.
"Era la mia prima settimana libera dopo il concorso, tanto che ieri quando mi hanno chiamato non avevo il violino con me - dice all' ANSA -. Fortunatamente, nonostante non abbia toccato il violino per sette giorni, le mie mani funzionano ancora. Stamattina abbiamo provato e sembra che sia andato tutto bene. Non posso che ringraziare Santa Cecilia per la fiducia''. Per il giovane musicista di Campagna (Salerno) si apre, dunque, in grande stile il sipario della scena musicale grazie al Premio Paganini che con lui ha visto vincitore un italiano 24 anni dopo Giovanni Angeleri. In precedenza solo altri due se lo erano aggiudicato, Massimo Quarta nel 1991 e Salvatore Accardo nel 1958. "Credo che questa mia vittoria sia importante - commenta - non solo per me ma per la scuola violinistica italiana. E' un premio storico e il suo albo d'oro merita di avere qualche violinista italiano in più. Sono davvero onorato, per me è una grandissima responsabilità, anche perché il primo italiano a vincerlo, Salvatore Accardo, è stato il mio maestro. E' un onore immenso. Possiamo dire che è un cerchio che si chiude''.
Nella finale del premio Gibboni ha dovuto eseguire il concerto di Caikovskij e il concerto n. 1 di Paganini. ''L'ultima delle dieci serate io ero l'ultimo dei finalisti - racconta - e ho eseguito proprio il concerto di Paganini. A Genova, nel Teatro Carlo Felice, l'emozione è stata immensa. Dieci giorni di concorso, la tensione è stata altissima… confesso che me la sono goduta. Mi sono detto 'è il Premio Paganini, sono l' unico italiano, cerchiamo di mettercela tutta' e ho provato a divertirmi. Poi quando è stata annunciata la vittoria ero sorpreso e contento''. Niccolò Paganini, del resto, è stato il suo mito fin da piccolo. ''E' stato un riferimento per la sua personalità artistica, il più grande di tutti i tempi… Potrà sembrare banale, ma da violinista non posso fare altro che ispirarmi a lui''. E ora, che cosa c'è all'orizzonte? ''Mi riposerò un po' perché sono state settimane molto intense - dice - ma tra i prossimi impegni ci sono molti concerti in Italia, l'Arena di Verona, i pomeriggi musicali di Milano, in duo con la chitarrista Carlotta Dalia faremo un programma dedicato a Paganini proprio a Genova''. Il giovane talento è nato in una famiglia di musicisti. Il padre Daniele è, appunto, violinista, la madre Geraldina Letteriello una pianista. Giuseppe ha cominciato a studiare lo strumento a tre anni con il genitore e si è diplomato a quindici al Conservatorio "G. Martucci" di Salerno sotto la guida di Maurizio Aiello. È stato allievo di Accardo presso l'Accademia Chigiana, dove ha conseguito il diploma d'onore. Come da tradizione, da vincitore dell'edizione 56 del premio intitolato al genio musicale genovese, Gibboni avrà anche l'onore di suonare il violino appartenuto a Niccolò Paganini, il mitico Guarneri del Gesù, da lui soprannominato "il mio Cannone violino" per l'eccezionale potenza sonora.
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