CONTROCORRENTE, di MARCO BARRICATA (L'Inedito letterario editore; pag 45; euro 14) I suoi maestri sono Belli per il dialetto, Trilussa per l'ispirazione e Pasolini per lo sguardo sempre attento al sociale.
Marco Barricata, il cui cognome è uno pseudonimo e la scelta di schierarsi, è un poeta che scrive in dialetto romanesco, "er sonetto come n'tetto me protegge, cor romano la rima sempre regge".
Innamorato della sua Roma, ricorda nei suoi versi contenuti
in 'Controcorrente' Pasquino che "tutti, umili e potenti, faceva
trema'", il boia la cui scure per la prima volta trema perché
sotto quel giorno c'è la prostituta con cui era stato la sera
prima e con la quale si era confidato; c'è il lento fluire del
Tevere, ma lo sguardo non è quello privilegiato affacciato da
uno dei tanti ponti, è la vita a tu per tu con la riva umida e
malsana, patria degli invisibili e dei lori cartoni. Ci sono
poesie d'amore, altre sul precariato, una dedicata a Sandro
Pertini, "Giustizia e libertà, la tua sola verità" e una sulle
morti bianche che non guardano in faccia la provenienza
geografica: si muore tutti, indiani, romani, pakistani quando si
lavora senza le protezioni.
Marco Barricata ha scelto la poesia come denuncia in metrica,
il sacro immanente celato nel reale di Pasolini a cui la poesia
può dare forma e corpo. Nessun estetismo gridato ma autenticità
affidata al vernacolo, così diretto e schietto; lo stupore per
la bellezza della vita, l'angoscia e l'incredulità di fronte
alle brutture del mondo, la presa di coscienza amara ma mai
rassegnata e il continuo coinvolgimento del lettore, non solo
spettatore ma attore chiamato in causa in grado di incidere
sulla realtà.
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