Da quando Roman Polanski ha lasciato Cracovia per girare film e il suo amico d'infanzia, Ryszard Horowitz, è fuggito a New York per perseguire la sua carriera nel campo della fotografia, diventando un maestro di quest'arte, non hanno mai avuto la possibilità di rivedersi in Polonia.
Ora, dopo quasi 60 anni, tornano a vedere tutti i luoghi che li hanno resi quelli che sono oggi.
E' quanto racconta Hometown: Polanski
e Horowitz, il documentario di Mateusz Kudla e Anna Kokoszka -
Romer, anche coproduttori insieme a Luca Barbareschi, che
porterà prossimamente il film non fiction in sala in Italia
insieme a Vision Distribution.
Il documentario, presentato alla Festa del Cinema di Roma,
segue i due artisti per le strade di Cracovia, mentre
ripercorrono il passato e ricordano i momenti difficili della
loro vita, durante l'Olocausto, quando si incontrarono nel
ghetto ebraico costruito dai nazisti. Si racconta una doppia
storia di sopravvivenza: come Horowitz divenne uno dei bambini
più giovani salvati da Oskar Schindler e come Polanski si
nascose in un piccolo villaggio dopo essere fuggito dal ghetto,
nella casa di una povera famiglia contadina.
Mateusz Kudla e Anna Kokoszka - Romer hanno voluto mostrare
Polanski e Horowitz "da una prospettiva diversa dal comune, non
come artisti di fama mondiale, ma come persone con una lunga
esperienza, i cui successi affondano radici nella consapevolezza
della guerra e del totalitarismo, del trauma e
dell'alienazione". Nel film parlano "di argomenti fondamentali
che toccano ogni essere umano, come il passaggio del tempo, la
memoria, la ricerca del senso e il tentativo di definire la
propria identità".
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