Da Firenze a Faenza: un capolavoro
delle Gallerie degli Uffizi, il grande Polittico con le storie
di Santa Umiltà del pittore gotico Pietro Lorenzetti (Siena
1280-1348), appena riemerso in tutto il suo splendore da un
complesso restauro durato oltre quattro anni, viene esposto dal
31 ottobre nella città della quale Umiltà è santa Patrona. La
mostra, intitolata 'Per Immagini e Colori. La storia di Santa
Umiltà da Faenza nel capolavoro medievale degli Uffizi', è
accolta nella Sala del Medioevo e del Rinascimento della
Pinacoteca Comunale e sarà visitabile fino al 3 marzo. La
monumentale opera torna visibile per la prima volta al pubblico
in seguito all'intervento di recupero al quale è stata
sottoposta da parte dell'Opificio delle Pietre Dure e dello
Studio Scarpelli di Firenze. Faenza entra così negli Uffizi
Diffusi, grande piano di diffusione dell'arte sul territorio,
lanciato due anni fa dal museo fiorentino.
Il polittico è composto da 22 elementi, tra cuspidi, predella
e 11 storie che raccontano i momenti più salienti nell'esistenza
di Santa Umiltà da Faenza. Umiltà (1226 circa-1310), in
contrasto con gli schemi della condizione femminile del tempo,
abbracciò la vita religiosa con energia e spirito di iniziativa,
fondò prima un monastero a Faenza e poi a 55 anni, età
venerabile per quei tempi, attraversò l'Appennino con alcune
consorelle e si trasferì a Firenze per dare vita al monastero di
San Giovanni Evangelista, noto come "delle donne di Faenza".
L'itinerario della santa, venerata su entrambi i versanti della
montagna, si compie oggi in senso inverso con l'attuale
esposizione, a suggellare l'amicizia che nei secoli ha legato la
città romagnola a Firenze, e che anche durante i gloriosi anni
del Rinascimento faentino ha visto i suoi signori, i Manfredi,
legati ai Medici di Firenze. La mostra, finanziata grazie al
contributo di privati, offre l'occasione di ammirare per la
prima volta i risultati del restauro dell'opera. Una 'mostra
nella mostra', come la definisce il direttore degli Uffizi, Elke
Schmidt: "l'opera stessa (o meglio le opere, visto che si tratta
di molti dipinti) esposta in Pinacoteca dentro uno scrigno che
la esalta e la fa risplendere, e il restauro".
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