Le istallazioni della mostra
"Digitalife: Immersive Exhibit" a La Pelanda di Roma sono spazi
fuori dalla realtà sensoriale in cui il visitatore entra e vive
un'esperienza mentale, oltre che fisica, del tutto personale.
"La sensazione è che il cervello sia la macchina per costruire
l'universo", ha detto il curatore Richard Castelli.
L'esposizione allestita dal 7 ottobre al 27 novembre al MACRO
Testaccio, nell'ambito degli eventi del Romaeuropa Festival,
propone le opere "3D Water Matrix" di Shiro Takatani e Christian
Partos, "Zee" di Kurt Hentschläger e "Deep Dream_Act" del
collettivo NONE: forme e immagini create da una cascata d'acqua,
controllata da 900 valvole programmate da un computer; una
stanza in cui la nebbia artificiale oscura totalmente la visione
del visitatore che elabora il suo percorso mentale associativo
in uno spazio totalmente alienato dal contesto reale e abituale;
150 metri quadrati di specchi da cui emergono immagini che
rappresentano le ossessioni del mondo contemporaneo. Una sezione
dedicata alla robotica, con particolare riferimento
all'esoscheletro, completa il percorso su linguaggi e
sperimentazioni digitali, sulla lettura della realtà e, al tempo
stesso, sul suo ribaltamento.
"Digitalife va oltre la semplice relazione tra contenuti
artistici e nuove tecnologie, il cui rapporto è ormai antico,
proponendo opere progettate per avere una reazione nel cervello
più che nel corpo del pubblico - ha detto Castelli - e facendo
vivere esperienze totalmente immersive e uniche, dove il
visitatore perde contatto con la realtà e dimentica tutto ciò
che è fuori".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA