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Mostre: Guggenheim, il futurismo invade NY

Mostre: Guggenheim, il futurismo invade NY

Rassegna allarga orizzonti, movimento non solo macho

NEW YORK, 16 febbraio 2014, 16:29

Redazione ANSA

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MOSTRE: ABBUFFATA FUTURISMO AL GUGGENHEIM - RIPRODUZIONE RISERVATA

MOSTRE: ABBUFFATA FUTURISMO AL GUGGENHEIM - RIPRODUZIONE RISERVATA
MOSTRE: ABBUFFATA FUTURISMO AL GUGGENHEIM - RIPRODUZIONE RISERVATA

(di Alessandra Baldini) "Abbiamo trasformato il Guggenheim in un'opera d'arte totale: non solo quadri ma anche ceramica, letteratura, poster, arazzi, cucina, musica, serate, giocattoli": la curatrice Vivien Greene guida l'ANSA in anteprima nella grande mostra sul futurismo che si aprirà' il 21 febbraio al Guggenheim sulla Quinta Strada. Una straordinaria avventura anche in femminile che si snoda in ordine cronologico fino agli anni Quaranta sulla rampa dinamica disegnata da Frank Lloyd Wright: dal Manifesto di Filippo Tommaso Marinetti alla "Sintesi delle Comunicazioni", le grandi tempere a encausto di sua moglie Benedetta, aeropittrice e allieva di Giacomo Balla, esposte per la prima volta fuori dalla collocazione originale, il Palazzo delle Poste di Palermo.
    360 opere di oltre 80 artisti molte delle quali non avevano mai attraversato l'oceano: sarà la mostra dell'anno per il museo sulla Quinta Strada in un momento in cui le opere dei futuristi vivono un momento d'oro anche sul mercato: in novembre Sotheby's ha battuto per 11,5 milioni di dollari la Automobile il Corsa del 1911 di Balla: un record per l'artista.
    E' una rivoluzione che allarga gli orizzonti e allunga la prospettiva: il futurismo - spiega la Greene - non fu un movimento solo macho (mogli e figlie, come Rosetta Depero e Luce e Elica Balla, collaboravano alle creazioni, mentre Benedetta Cappa Marinetti fu una star di prima grandezza) e limitato al secondo decennio del Novecento. Sara' dunque una vera e propria "ricostruzione futurista dell'universo" che investe tutte le arti, nonche' la vita e la società dei primi decenni del Novecento, fino al tramonto che coincide con la fine della seconda guerra Mondiale, recuperando due decenni a lungo dimenticati per la coabitazione con il regime di Mussolini. I murali di Benedetta del 1933 e '34 raffigurano le comunicazioni via aereo, radio, mare, telegrafo e telefono ma trasmettono anche la complessità della visione dei futuristi, della loro ricerca di un concetto chiamato "primordio", ossia il ritorno alle origini, ed e' per questo evocano gli affreschi di Pompei. La madre della Greene e' palermitana e le origini della curatrice hanno agevolato il prestito: "Si sono fidati".
    Le opere prestate da musei europei e collezioni private includono tutti i protagonisti più' o meno noti: Balla, Benedetta, Boccioni, Carlo Carra', Enrico Prampolini, poeti e scrittori come Francesco Cangiullo e Rosa Rosa', l'architettura di Antonio Sant'Elia, la musica di Luigi Russo, le ceramiche di Tullio d'Albisola. Di Fortunato Depero tra Martt di Rovereto e collezione Gianni Mattioli (in coincidenza con l'apertura del Center for Italian Modern Art della figlia Laura) sono in mostra una quarantina di opere.
    Da Perugia e' partito Il "Trittico della Velocità" di Gerardo Dottori, parte dell'esposizione permanente di Palazzo della Penna mentre "Prima che si Apra il Paracadute" su compensato, del croato Tullio Crali, dal 1940 proprietà del Comune di Udine, sarà per sei mesi il personaggio simbolo. Copertina del catalogo, poster, comunicazione dell'evento, avranno tutti la potenza visionaria di "quel" volo futurista di un pittore fino a oggi poco noto sia in Italia che nel mondo.
   

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