I sardi nel mondo iscritti
all'Aire (l'anagrafe degli italiani residenti all'estero) sono
123.212. Ma l'87% non è andato lontanissimo: vive in Europa,
quasi la metà tra Francia e Germania. Solo il 9,2% è andato a
finire in America. Basse percentuali in Africa, Asia e Oceania,
con un picco dell'1,6% tra Australia e Nuova Zelanda.
Sono i numeri presentati oggi dal ricercatore Marco Sideri, nel
corso di un incontro, Sardi nel mondo 2020, organizzato da Acli
Crei.
La maggior parte dei sardi all'estero ha un'età compresa tra 25
e 64 anni. Ma è forte anche la percentuale di giovani sotto i 24
anni: 26.256. I sardi in Europa sono soprattutto in Germania e
Francia: i due Paesi accolgono circa il 47% degli emigrati. Gli
altri si dividono in particolare tra Belgio, Regno Unito,
Svizzera.
n America lo Stato più "sardo" è l'Argentina, seguito da Stati
Uniti, Brasile e Canada. I giovani finiscono soprattutto in
Germania, Francia, Belgio e Regno Unito. Mentre il Paese più
accogliente per gli over 65 è la Francia.
"Sarebbe bello incoraggiare - ha detto Mauro Carta, presidente
Crei-Acli - e incentivare politiche di ritorno sia per i giovani
sardi, sia per gli over 65".
D'accordo anche l'assessora regionale del Lavoro Alessandra
Zedda che però, sta puntando, anche a mantenere vivo il legame
tra chi è fuori e la Sardegna: "Portano l'immagine dell'isola
nel mondo - ha spiegato - e sono dei testimonial non solo dei
nostri prodotti gastronomici ma di tutto il territorio. Stiamo
incentivando anche l'uso dell'attrezzatura tecnologica in questi
tempi di pandemia per stare più vicini e progetti per rimanere
in costante collegamento. Mi piacerebbe in futuro che più che di
circoli si parlasse di comunità".
Un'indagine sui dati Aire ha evidenziato che il Comune sardo
che, in rapporto al numero di abitanti, ha dato più emigranti è
Bidonì, in provincia di Oristano, con il 72%. Seguito da Sindia,
Senis, Montresta e Ballao.
I circoli sardi nel mondo sono 110 e coinvolgono circa 30mila
associati. Il numero più alto di comunità è in Germania: 10.
Sulla possibilità di ritorno critico Alberto Delogu, da Ginevra:
"Chi è andato via lo ha fatto anche perché non soddisfatto del
sistema scolastico e universitario e della possibilità di fare
impresa. Bisognerebbe cambiare queste condizioni, che non
dipendono comunque dalla Sardegna. Vedo più possibile un ritorno
per chi continua a vedere la Sardegna come un punto di
riferimento. Ma solo dopo che ha finito di lavorare".
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