"A pochi giorni dalla Giornata
internazionale per l'eliminazione della violenza contro le
donne, un altro atroce femminicidio si è appena consumato nei
confronti di una giovane studentessa. Questo richiamo doloroso
alla realtà è un segno che non possiamo e non dobbiamo ignorare.
La violenza di genere è una piaga che attraversa le barriere di
età, classe sociale e cultura, colpendo indistintamente le
nostre madri, figlie, sorelle e amiche". E' un passaggio del
messaggio condiviso dai Consigli comunali delle principali città
italiane e letto oggi in apertura di seduta dal presidente del
Consiglio comunale di Bari, Michelangelo Cavone, per
testimoniare la piena condanna alla violenza di genere
dell'intero Consiglio comunale barese. "È un problema che
riguarda tutti noi - aggiunge il messaggio - come individui e
come società e davanti al quale non si può più tacere. Dobbiamo
lavorare insieme per creare una comunità che promuova il
rispetto reciproco, l'uguaglianza e la solidarietà". "La
violenza sulle donne che si spinge fino al femminicidio è un
problema culturale e sociale - dice ancora - e purtroppo lo
squilibrio di potere nei rapporti fra i sessi è ancora forte.
C'è un cambiamento ma non è rapido, non c'è stata ancora una
vera svolta perché i messaggi che arrivano dalla società sono
contrastanti. Non è più il tempo delle parole, è il tempo di
agire". "In questo momento di dolore - evidenzia - ci uniamo nel
cordoglio alla famiglia di Giulia e di tutte le famiglie
distrutte da femminicidi, che la loro memoria sia onorata da
azioni concrete atte ad estirpare la violenza di genere dalla
nostra società". Infine il ricordo "delle vittime baresi di
femminicidio: Santa Scorese, Anna Costanzo, Palmina Martinelli e
Chiara Brandonisio". A portare la sua testimonianza di vittima
di violenza è intervenuta Angelica Ladisa che ha letto i nomi
delle vittime di femminicidio in Italia dall'inizio del 2023.
"Quello che voglio dire alle ragazze e alle donne - ha detto
Angelica - è di prestare attenzione al primo segnale di
violenza, al primo pugno sbattuto sul tavolo, al primo atto di
sopraffazione".
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