"Un tributo e una testimonianza da
salvaguardare del sacrificio inferto, non solo alla comunità
ebraica, ma anche a molti cittadini". Con queste parole oggi il
sindaco di Ancona Daniele Silvetti ha inaugurato in via Volturno
2 la pietra d'inciampo dedicata a Bruno Cagli (1904-1944), che
lì aveva abitato prima di essere deportato e ucciso dai nazisti
ad Auschwitz perché ebreo. Si tratta della prima delle quattro
Pietre promosse dal Comune per commemorare quest'anno
nell'ambito della Giornata della Memoria (27 gennaio) i martiri
del nazifascismo, che vanno ad aggiungersi alle 23 poste in
sette anni di celebrazioni di fronte alle abitazioni di
cittadini deportati. "Perché nell'ebraismo la vita è la cosa più
sacra che ci sia - ha detto il presidente della Comunità ebraica
Marco Ascoli Marchetti - e mantenere in vita la memoria vuol
dire mantenere in vita le persone". Con loro presenti alla
celebrazione itinerante non solo rappresentanti dell'Anpi
(Associazione nazionale partigiani d'Italia) e dell'Anmig
(Associazione nazionale mutilati ed invalidi di guerra), ma
anche studenti, storici come Attilio Bevilacqua ed esponenti
delle famiglie, per far sì che questi crimini non vengano
dimenticati, ma studiati e tramandati di generazione in
generazione per restituire un'identità e una dignità a coloro
cui è stata brutalmente negata.
Come Clara Sereno (1911-1943) cui è stata dedicata una Pietra
in corso Garibaldi 40, ultima di cinque figli di un'agiata
famiglia di commercianti ebrei di Ancona, arrestata a Roma e
'sparita' nel nulla, una vicenda allo studio dello storico Dario
Biocca. Ma ci sono anche le pietre dell'antifascista e anarchico
Alvaro Pietrucci (1901-1945), in corso Carlo Alberto 68,
arrestato a Torino per le sue idee politiche durante gli
scioperi operai del marzo del '44 per essere poi ucciso a
Gusen-Mauthausen, e quella dell'internato militare Lamberto
Morbidelli (1910-1943) in via Esino 90 Torrette, catturato in
Albania e deportato a Schleswing Holstein. A ricordarli c'erano
tra gli altri gli assessori Orlanda Latini, Marco Battino e
Antonella Andreoli, assieme allo storico Marco Labbate ed
esponenti di Anei (Associazione nazionale ex internati).
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