(dell'inviato Stefano Rottigni)
I famigliari di Giuseppe Benedetto Guerinoni passarono dei mesi terribili quando gli investigatori della Scientifica della Polizia cominciarono a passare al setaccio la loro intera genealogia fino al trisavolo, alla ricerca del padre di Ignoto 1 che per forza di cose doveva far parte della loro cerchia. Paola Asili, biologa della sezione Indagini genetiche forensi della Polizia di Roma, e Roberto Giuffrida, del gabinetto della Polizia scientifica regionale della Lombardia, scoprirono che il Dna ricavato da quella traccia di "pregevole qualità" trovata sui leggins e sugli slip di Yara Gambirasio era simile a quelle di un parente di Guerinoni, Damiano, tra i frequentatori della discoteca "Sabbie Mobili" di Chignolo d'Isola, a poca distanza dal campo in cui fu trovato il corpo della ragazza uccisa. Damiano, quando la ragazza sparì, si trovava all'estero ed era quindi estraneo, ma l'aplotipo Y (che caratterizza il maschio) apparteneva alla sua famiglia.
Furono analizzati tutti i maschi (il Dna di Pierpaolo Guerinoni, figlio di Giuseppe, differiva di poco, ma non era lo stesso) e le indagini non portarono a nulla. Poi la svolta: i Guerinoni "che si dimostrarono estremamente collaborativi", misero a disposizione i francobolli di alcune cartoline e marche a bollo sulla patente di Giuseppe, morto nel 1999 e il Dna risultò combaciare per il 99,99% che sta a significare, per gli investigatori, "una paternità provata". Poi altri esperti arrivarono a Ester Arzuffi, madre di Bossetti e alla conclusione che il muratore di Mapello era figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni.
Il resto della battaglia, aspra per alcuni tratti, in udienza si è consumata sui dati grezzi che stanno alla base del lavoro del Ris dei carabinieri per estrarre il Dna di Ignoto 1. I difensori di Bossetti vogliono verificare se sia stata corretta la procedura seguita: con quanti kit è stata eseguita l'analisi, quante volte è stata ripetuta: se le procedure rispondono agli standard previsti dalla sentenza della Cassazione nel caso di Meredith Kercher (anche se il caso appare oggettivamente diverso). Gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini nelle scorse udienze avevano chiesto fossero fatti approfondimenti, alla luce dei dati grezzi, su tutte le tracce trovate sugli indumenti della ragazza e i giudici avevano circoscritto il campo a quelle trovate sui leggins e sugli slip e che evidenziavano la traccia di Ignoto1. Limiti ribaditi anche oggi dopo una polemica accesa tra difesa e accusa. "Siamo rimasti sconvolti dal fatto che i dati vengano tenuti in un caos del genere", ha detto Salvagni a proposito dei dati grezzi. "Queste cose le vada a dire stasera in televisione", ha replicato il pm Letizia Ruggeri. "Non vorremmo che dopo il video tarocco (quello che ritrae i passaggi del furgone di Bossetti messo a disposizione della stampa e oggetto di polemiche) venisse anche il Dna tarocco". Si è rinnovato in parte il dibattito su Dna nucleare e mitocondriale ("di quello mitocondriale non ci siamo occupati perché non è identificativo", hanno spiegato i funzionari di Polizia) e, in questo senso, vengono in aiuto le motivazioni, anche se riguardano la sola fase cautelare, con cui la Cassazione ha respinto a luglio la sesta richiesta di scarcerazione di Bossetti. La Suprema Corte conferma il precedente giudizio del Riesame di Brescia il quale "nel farsi onestamente carico dell' incongruenza riscontrata nelle analisi del dna mitocondriale sulle tracce 31G19 e 31G20, in cui non era evidenziabile il dna mitocondriale del Bossetti ha chiarito: da un lato che tale discordanza non poteva comunque mettere in discussione il rinvenimento del dna nucleare dell'accusato sugli indumenti della vittima", "dall'altro che da parte di vari consulenti erano state fornite diverse possibili giustificazioni sulla rilevata non corrispondenza con marcatori genetici ipocondriali, tutte scientificamente valide".
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