"Il clan Casamonica, anche agli occhi della cittadinanza, si presenta come una comunità 'autarchica' ed autosufficiente che si pone in rapporto sostitutivo con l'autorità statale, il che costituisce un'ulteriore tipica connotazione delle associazioni di stampo mafioso".
Lo scrive il gup di Roma, Andrea Fanelli, nelle motivazioni della sentenza con cui nel luglio scorso, nell'ambito di un processo svolto con rito abbreviato, ha condannato 9 appartenenti al gruppo criminale attivo nella Capitale.
Per il giudice il clan "non è
un'associazione mafiosa che fa uso generalizzato delle armi da
fuoco o della violenza fisica (che viene utilizzata solo per
difendersi da minacce esterne, ovvero per 'sollecitare' il
pagamento dei debiti usurari), ma è un sodalizio che esercita il
suo predominio sfruttando la fama criminale conquistata negli
anni dall'intera rete familiare, ottenendo, grazie alla
condizione di assoggettamento - afferma nel documento di 370
pagine - e di intimidazione della popolazione, prestazioni
contrattuali non retribuite, servizi e pratiche non consentite
(come avvenuto in occasione del funerale di Vittorio Casamonica)
e, in generale, trattamenti di favore". Nelle motivazioni il
giudice ricorda che "l'attività prevalente del clan è l'usura
che, però, viene praticata in modalità tali da ridurre quasi
sempre il debitore ad uno stato di assoggettamento tipico delle
consorterie mafiose". A tal proposito il magistrato cita il
racconto di una delle vittime del clan che sentito dagli
inquirenti ha affermato che "chi contrae debiti con i
Casamonica, anche dopo aver saldato il dovuto, rimane debitore a
vita e ha l'obbligo nei loro confronti di riconoscergli quanto
indebitamente richiesto".
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