- PARMA - "Le aspettative di impatto sul prodotto italiano, che ha un elevato 'value for money' e ha una platea di consumatori alto spendenti, sono molto più basse rispetto ai fornitori di alimentari mainstream". Così Antonio Cellie, amministratore delegato di Fiere di Parma, commenta le recenti decisioni e dichiarazioni del presidente americano Trump in tema di dazi a margine dei un convegno del Green Economy Festival in corso nella città emiliana.
"Se aumentiamo del 20% il prezzo di un formaggio di base olandese - spiega Cellie - questo raddoppia praticamente sul prezzo per un consumatore che ha una disponibilità di spesa molto bassa e quindi lo costringe a prendere un prodotto locale oppure a non consumare quel prodotto. Il consumatore di parmigiano lo paga 50 dollari al chilo, se lo paga anche 55/60 è quasi irrilevante, ammesso e non concesso che mettano dazi importanti sui prodotti alimentari di base".
I timori, a poco più di un mese dal debutto della rassegna milanese Tuttofood targata da quest'anno Fiere di Parma, riguardano soprattutto l'export enologico: "Io penso che purtroppo colpiranno di più i vini, vorrei esprimere grande solidarietà ai colleghi del settore. I dazi - conclude il manager parmigiano - ci costringeranno da un lato a soffrire un po', ma anche a guardare ad altri mercati, ci siamo un po' adagiati sugli Stati Uniti, un mercato facile perché gli americani amano il made in Italy, bisogna imparare a vendere anche in altre geografie".
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