'Il viaggio di Arturo', anime perse nell'Atlantico
Nel romanzo di Mazzoleni,il dubbio e una barca vuota alla deriva
25 giugno, 15:21
Sono le anime perse de "Il viaggio di Arturo", il romanzo di
Gabriele Mazzoleni, giornalista economico ed esperto velista,
edito da Mursia (340 pp, 18 euro). "Arturo è un uomo che non dà
lezioni di vita, ma cerca disperatamente risposte assolute e
finisce intrappolato nell'utopia esistenziale.
Gérard, uomo di
mare pratico e concreto, vuole vivere e, grazie ad Arturo,
troverà un nuovo equilibrio", spiega l'autore.
In piena notte, al largo dei Caraibi, un piccolo mercantile
che trasporta banane da un'isola all'altra, incrocia una barca a
vela alla deriva, l'Armatan. Gérard, il comandante della nave,
presta soccorso ma a bordo non trova nessuno: la barca è vuota.
Ci sono solo tracce dell'equipaggio ed il diario di navigazione
scritto a quattro mani dallo skipper, Arturo, e dal suo ambiguo
compagno. Nell'attesa che i soccorsi vengano a rimuovere il
relitto, Gérard ed il suo vice, il procidano Marco, leggono il
diario e, pagina dopo pagina, scoprono cosa è successo a bordo
di Armatan e che fine è toccata al suo equipaggio.
Una lettura che impegna i due uomini tutta la notte e li
conduce lungo impensabili sentieri dell'anima, obbligandoli ad
affrontare domande sull'esistenza che, fino a quel momento,
avevano ostinatamente evitato. Il diario di Arturo li costringe
a seguirlo nella ricerca di risposte alle questioni
dell'esistenza, in un una lotta forsennata contro i luoghi
comuni, le risposte banali, le certezze rassicuranti. Alla fine
Gérard e Marco trovano nel dubbio, nella capacità di dubitare
sempre e comunque, l'unica risposta in grado di rendere
tollerabile l'esistenza. E lasciano Arturo al suo destino.